Interviste

6# Le donne del web: quanta strada da fare

il web delle donne interviste

Non una, ma ben due donne del web, sono le ospiti di questo salotto oggi. In un contributo a quattro mani, eccezionale, Alessandra Ortenzi e Carlotta Silvestrini ci raccontano le loro storie di donne che si sono affacciate al mondo del web, quando ancora era in fase nascente, quando se per gli uomini era difficile, figurarsi per le donne che volevano  intraprendere una strada così! Eppure loro ce l’hanno fatta, spinte dalla passione e dall’amore per quello che facevano, con determinazione e un pizzico di testardaggine che, bene o male, ci accomuna tutte, ce l’hanno fatta.

Un grazie speciale, dunque, ad Ale e a Carlotta che hanno accettato fin dal subito di mettersi in gioco e parlare con me. Buona lettura!

ALESSANDRA: Ancora non ci credo se mi volto indietro. Non è semplice raccontare i miei ultimi 25 anni di vita professionale. O forse si. Che poi è raccontare la mia vita. Non ho mai saputo dove fosse il limite tra il lavoro ed il piacere. Questa percezione si avverte quando, qualsiasi sia la cosa che tu faccia, è l’unica che vorresti fare.

CARLOTTA: Io di anni di vita professionale ne ho solo 12, ma diciamo che sono stati parecchio intensi. Comprendono lavori come dipendente, i cui panni svestivo alle 17 per dedicarmi al mio percorso “imprenditoriale” una volta rincasata e nei weekend. Sono sempre stata instancabile e ambiziosa, oltre che ribelle, caratteristiche che mi rendevano inadeguata a lavorare a testa bassa in contesti spesso ottusi e senza la minima prospettiva di crescita.

A: Provengo da una formazione umanistica. I miei, al termine delle scuole medie, mi dissero che i professori avevano detto loro che avrei potuto scegliere qualsiasi scuola, visti i risultati eccellenti in ogni materia.

La mia domanda fu: “qual’è la scuola più difficile?”. E’ così mi ritrovai a frequentare il liceo classico.

Non c’erano cellulari, di nessun genere e mia madre aveva messo il lucchetto al telefono a disco (che io avevo naturalmente imparato a smontare e rimontare). Con la mia paghetta settimanale compravo i vinili ed avevo un walkman con le cuffiette a filo con cui ascoltavo Police, Dire Straits e Beatles.

C: Io mi ero iscritta a Information Technology solo per dimostrare al mondo che potevo farlo. E infatti due anni dopo mi sono ritirata, perché i limiti di quella che molti anni dopo ho riconosciuto come una discalculia mi hanno sbattuto in faccia la stupidità della mia scelta.

Ma del resto, non mi era mai stato permesso di studiare ciò che volevo, i miei sogni e le mie ambizioni venivano sempre dopo le decisioni altrui, quindi non mi recrimino il fatto di averci almeno provato.

Per me era una sfida contro il maschilismo negli ambienti informatici, ma io amavo i computer e tutto ciò che era “futuro” e non mi volevo fermare. Anche lì il mio spirito ribelle prendeva il sopravvento su tutto, mi impegnavo per cercare di fare tutto quello che mi veniva precluso solo perché ero una donna… e questo mi ha portata ad ampliare le mie conoscenze in un modo che tante donne davvero non hanno, perché schiacciate dal preconcetto.

Poi del resto io il mondo da parrucchiera & estetista non lo ho mai sopportato, quindi… alla fine ero nel posto che faceva per me.

A: I miei primi esperimenti li ho fatti sul Commodore C64 che io e mio fratello ricevemmo per regalo nel tardo 1983. Era un ibrido tra le prime consolle dedicate ai giochi ed un vero e proprio computer. Cominciai ad usare il BASIC. Una ragazza: scarsi 16 anni e grande curiosità.

Il ritornello era sempre quello… “voglio fare tutto quello che è difficile e che non è indicato per le donne”. Naturalmente il mio sport è il basket ed oggi, dopo aver giocato una decina d’anni nelle giovanili di una società̀ della mia città, mi dedico anche al giornalismo sportivo, raccontando storie di basket e reportage social sulla pallacanestro nazionale ed internazionale.

C: A casa non avevamo il telefono e la tv ce la avevano regalata degli amici per natale, perché noi non ce la potevamo permettere. Il Commodore di cui parla Alessandra era un sogno proibito (come tutti i miei sogni fino a poco tempo fa) che sfioravo quelle rare volte che andavamo a casa di qualcuno. Penso che avrei potuto passare la vita davanti a Super Mario, mi piaceva da impazzire.

Ma nel 1998, il mio professore di tecnica delle medie ci fece avere un computer usato, uno di quelli dismessi dalle scuole anni prima. C’era Windows 3.11, metà interfaccia e metà linea di codice. Mi sembrava un sogno. Ricordo che si poteva cambiare lo schema cromatico del sistema operativo e che avevo una gran voglia di comprenderne i meccanismi. Insieme al computer c’erano una valanga di dischetti di installazione e in alcuni di essi c’erano delle immagini comiche, alcune delle quali ogni tanto si vedono girare tutt’ora. Passavo gran parte del mio tempo a scrivere, scrivere, scrivere. Scrivevo di tutto, e già allora tutti mi rompevano le scatole perché “stavo sempre lì attaccata”.

Ben presto il computer, che era davvero vecchio, si ruppe. Tornai alla mia macchina da scrivere e dovetti attendere fino al 2003 per avere un computer nuovo, sudato e implorato. Nel frattempo avevo già iniziato a padroneggiare hardware e software e ben presto mi ritrovai ad assemblare PC, formattarli, reinstallare sistema operativo e tutto ciò che ruota attorno alla sistemistica.

Avevo una versione di Frontpage e a fine 2003 era già online il mio primo sito internet personale, dove mettevo foto e poesie. Aveva il “background” nero con le stelline luccicanti, roba da togliere gli occhi, ma all’epoca andavano gli sfondi gif. Era ospitato su un dominio di 2° livello su Altervista e avevo un redirect .tk, Tokelau, una specie di stato di qualche zona emarginata del mondo del quale potevi diventare anche ambasciatore o qualcosa di simile. Lo spazio web esiste ancora, ma c’è solo un messaggio che dice che io non esisto più.

Con il web design è stato un po’ un amore a prima vista. All’epoca imperversava Flash, ma era tutto codice e non sapevo usarlo. Quindi optai per il suo fratello scemo, Swish, che permetteva di creare siti in .swf senza competenze particolari. Uscirono lavori bellissimi, che realizzavo per i clienti per i quali gestivo l’immagine aziendale come “curatrice d’immagine”, lavoro che non so nemmeno se esista più J

A: L’evoluzione della tecnologia, dalla fine degli anni 80 ad oggi, ha travolto il mondo. Non è un luogo comune. Penso a tutte le risorse a disposizione che hanno i nostri figli, per studiare, per approfondire, per risolvere problemi, per vivere la vita di tutti i giorni. Penso anche che noi, analogici, abbiamo sviluppato il senso dell’orientamento perché siamo stati abituati a cercare le soluzioni fidandoci anche dell’istinto e non solo della tecnologia. Molti di noi hanno l’insana abitudine di comperare libri di carta, nonostante io stessa abbia anche una specializzazione in didattica digitale.

C: Io gli e-book non li sopporto proprio. Chiederò anche espressamente che i miei prossimi libri non vengano pubblicati in formato digitale. Agenda e libri sempre in carta. Tutto il resto invece ha senso solo se composto da bit.

ale ortenziA: Siamo il vero valore aggiunto di questa evoluzione, perché abbiamo un compito fondamentale: conservare la memoria della generazione precedente e continuare a spingere l’integrazione delle tecnologie, non eliminandone una in favore dell’altra.

Io ed il Web? La favoletta è sempre quella. L’ho visto nascere, ho installato reti, adoperato le più diverse tecnologie, sono passata dal PC al mondo Apple per quanti SO mi si sono piantati nel bel mezzo di un lavoro, ma sono ancora capace di intervenire sull’hardware di una macchina qualsiasi essa sia. Poi è arrivato il 2.0, i device mobili, le app ed io sono impazzita. È stato tutto velocissimo e nemmeno ho avuto il tempo di rendermene conto. Ora mi occupo fondamentalmente di comunicazione digitale ed analisi. Mi piace stare in ascolto, mediare e risolvere problemi, conversazioni e criticità. Noi donne abbiamo una naturale inclinazione al problem solving dobbiamo solo applicarlo al campo a noi più congeniale.

C: Io e il web… bella storia. Io per il web ho dato e darò sempre tutto. Perché nessuno attorno a me ne ha mai compreso l’importanza e solo di recente non mi sento più ripetere l’odioso adagio “sei sempre lì attaccata”. Il web ha tempi e modi diversi da quelli del mondo. Il mondo non capisce che non puoi troncare una conversazione solo perché ti chiamano a tavola, sarebbe come voltare improvvisamente le spalle e andarsene nella “vita reale”. Chi lo farebbe mai!?

Ma questo è l’approccio che il mondo ancora ha. Il web condannato come qualcosa di demoniaco che allontana le persone. Invece io vedo il web come l’eroe dei nostri tempi e mi meraviglio che agli angoli delle strade non ci siano statue di Tim Berners Lee, il primo eroe che ha portato la conoscenza nelle case di tutti, in (quasi) ogni carlotta silvestrini angolo del mondo. L’informazione rende liberi. La conoscenza, la consapevolezza, con la giusta dose di critica e discernimento, sono le armi che faranno tremare il mondo.

Basti vedere il tessuto imprenditoriale delle startup. Non quello malato e viscido che ruota attorno alla brama di exit milionari, ma quello che nasce dalla voglia di migliorare il mondo con idee rivoluzionarie. Questo lo dobbiamo al web. Ogni giorno vengo contattata da imprenditori e professionisti che vogliono ottenere il massimo dalla presenza digitale e questo lo devo e lo posso fare solo grazie al web. Ho fatto una lunga, lunghissima gavetta. Ho coronato la mia carriera di web designer con un libro che ho scritto perché Enrico Flaccovio ha visto in me qualcosa di grande da esprimere.

Sono passata, dopo un lungo percorso di rebranding, ad occuparmi solo della parte strategica. Perché ora che conosco così bene il digitale e tutti i suoi strumenti, SOLO ORA, posso permettermi di definirmi “stratega”. Non prima. Ed tutto meraviglioso perché il web evolve con le persone e le persone con il web. E sta a me cogliere i cambiamenti e rendere le aziende in grado di emergere tra queste onde di bit. Lo adoro.

A: Nel frattempo, in queste ultime decadi, mi sono dilettata anche nel realizzare due codici importantissimi, le mie due figlie. Diversissime tra loro ma con una forte predisposizione digitale. La prima vive a Londra, lavora nella comunicazione ed è uno spirito molto indipendente e la seconda è una nerd dodicenne con la passione per manga e cosplay. Lei è la vera nativa digitale. Ma le ho insegnato a leggere sui libri di carta.

A loro ho insegnato COME usare gli strumenti, DA COSA difendersi, COME riconoscere un contenuto reale da un contenuto fake. COME utilizzare la rete e farne uno strumento che amplifichi la loro cultura che DEVE provenire da una base tradizionale.

La storia, ad esempio, nella sua apparente inutilità agli occhi degli adolescenti è un bagaglio importante per capire l’uomo e la capacità che ha avuto di adattarsi nei secoli, attraverso le evoluzioni sociali, politiche, economiche e geografiche del mondo. La storia rappresenta l’esegesi del Marketing moderno.

C: Spero di diventare una madre come Alessandra, tra una decina di anni, quando la mia bimba di 5 anni avrà bisogno di difendersi dalle minacce e di conoscere lo strumento. Vorrei che sapesse amarlo e magari che continuasse la mia attività, se le piace. Se avrà altre attitudini, siano esse andare in meditazione in cima a una montagna o diventare astronauta, andrà bene ugualmente. Di certo non le tarperò le ali perché per esperienza posso solo dire che prima o poi la vera natura esce con violenza inaudita… anche se i genitori dicono che bisogna trovare il posto fisso alle poste 😉

A: Detto ciò smetto di elencare tutto quello che ho visto e fatto in questi 25 lunghissimi anni. Potete chiedere al web. Oramai siamo mappati tutti. Ed è imprescindibile questo stato di cose. L’importante è avere la consapevolezza che la privacy non esiste.

Parola di un programmatore donna.

C: A cosa serve la privacy se le nostre telefonate sono spiate e se uscendo di casa abbiamo una telecamera ogni pochi metri? Io mi faccio poche pippe in proposito, voglio godermi la vita e tutto quello che la rete ha da offrire, con o senza privacy. E vi dirò di più. Se posso rinunciare a un po’ di privacy pur di avere pubblicità che mi interessano, contenuti profilati, offerte ad hoc per le mie necessità… ben venga! Viva i cookies di terze parti!

Parola di una digital branding strategist donna.